LORETA - Vokaalteoste eestikeelsete tõlgete andmebaas
Andmebaas sisaldab järgmisi teoseid: ooperid, oratooriumid, kantaadid, laulud ja liturgilised žanrid. Andmebaasi täiendatakse jätkuvalt uute teoste tõlgetega.

Tõlked pärinevad erinevatest allikatest ja on tehtud erineva eesmärgiga. Enamik tõlkeid ei ole mõeldud laulmiseks. EMTA raamatukogu ei ole tõlkeid sisuliselt toimetanud.

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La clemenza di Tito
Clemenza di Tito
Tituse halastus
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Muusika autor Wolfgang Amadeus Mozart
Sõnade autor Caterino Mazzolà , Pietro Metastasio
Tõlge Eesti Filharmoonia Kammerkoor
Teose kataloogi- või oopusenumber: KV621

ATTO PRIMO

I Scena

Vitellia:
Ma che? Sempre l'istesso, Sesto,
A irmi verrai?
Soche sedotto fu Lentulo da te;
Che I suoi seguaci son pronti già;
Che il Campidoglio acceso
Darà moto a un tumulto.
Io tutto questo già mille volte udii:
La mia vendetta mai non veggo però.
S'aspetta forse
Che Tito a Berenice in faccia mia
Offra d'amor insano
L'usurpato mio trono, e la sua mano?
Parla, di', che s'attende?

Sesto:
Dio!

Vitellia:
Sospiri?

Sesto:
Pensaci meglio, oh cara,
Pensaci meglio.
Ah, non togliamo in Tito la sua delizia al mondo,
Il padre a Roma, l'amico a noi.
Fra le memorie antiche trova l'egual,
Se puoi.
Fingiti in mente
Eroe più generoso,
E più clemente.
Parlagli di punir;
Scuse al delitto
Cerca in ognun;
Qui all'inesperta
Ei donna
Chi alla canuta età
Risparmia in uno l'onor del sangue illustre;
Il basso stato compatisce nell'altro.
Inutil chiama, perduto il giorno ei dice,
In cui fatto non ha qualcun felice.

Vitellia:
Dunque a vantarmi in faccia venisti il mio Nemico?
E più non pensi
Che questo eroe clemente un soglio usurpò
Dal suo tolto al mio padre?
Che mi ingannò
Che mi sedusse,
(E questo è il suo fallo maggior)
Quasi ad amarlo?
E poi, perfido!
E poi di nuovo al Tebro richiamar Berenice!
Una rivale avesse scelta almeno
Degna di me fra
Le beltà di Roma:
Ma una barbara, Sesto,
Un'esule antepormi,
Una regina!

Sesto:
Sai pur che Berenice volontaria tornò.

Vitellia:
Narra a fanciulli codeste fole.
Lo so gli antichi amori;
So le lacrime sparse allor
Che quindi l'altra volta parti;
So come adesso l'accolse, e l'onorò
Chi non lo vede?
Il perfido l'adora

Sesto:
Ah, principessa, tu sei gelosa.

Vitellia:
Io!

Sesto:
Si.

Vitellia:
Gelosa io sono, se non soffro un disprezzo.

Sesto:
Eppur...

Vitellia:
Eppure non hai cor
D'acquistarmi.

Sesto:
Io son...

Vitellia:
Tu sei sciolto d'ogni promessa.
A me non manca più degno e
Secutor dell'odio mio.

Sesto:
Sentimi!

Vitellia:
Intesi assai.

Sesto:
Fermati!

Vitellia:
Addio.

Sesto:
Ah, Vitellia, ah mio Nume, non partir!
Dove vai?
Perdonami, ti credo, io m'ingannai.

N. 1 DUETTO

Sesto:
Come ti piace imponi:
Regola i moti miei.
Il mio destin tu sei,
Tutto faro per te, tutto,
Tutto faro per te.

Vitellia:
Prima che il sol tramonti,
Estinto io vo l'indegno.
Sai ch'egli usurpa un regno,
Che in sorte il ciel mi die.
Sai ch'egli usurpa un regno,
Che in sorte il ciel mi die.

Sesto:
Già il tuo furor m'accende.

Vitellia:
Ebben, che più s'attende?

Sesto:
Un dolce sguardo almeno
Sia premio alla mia fe!

Vitellia, sesto:
Fan mille affetti insieme battaglia in me spietata.
Fan mille affetti insieme battaglia in me spietata.
Un'alma lacerata più della mia non v'è.

II Scena

Annio:
Amico, il passo affretta;
Cesare a se ti chiama.

Vitellia:
Ah, non perdete questi brevi momenti,
A Berenice Tito gli usurpa.

Annio:
Ingiustamente oltraggi,
Vitellia, il nostro Eroe.
Tito ha l'impero e del mondo, e di se.
Già per suo cenno
Berenice parti.

Sesto:
Come?

Vitellia:
Che dici?

Annio:
Voi stupite a ragion.
Roma ne piange, di maraviglia, e di piacere.
Io stesso quasi nol credo:
Ed io fui presente, o Vitellia,
Al grande addio.

Vitellia:
(Oh speranze!)

Sesto:
O, virtù!

Vitellia:
Quella superba, o, come volontieri udita avrei
Esclamar contro Tito.

Annio:
Anzi, giammai più tenera non fu.
Partì, ma vide
Che adorata partiva,
E che al suo
Caro men che a lei
Non costava il colpo amaro.

Vitellia:
Ognun può lusingarsi

Annio:
Eh, si conobbe,
Che bisognava a Tito tutto l'Eroe
Per superar l'amante;
Vinse, ma combatté;
Non era oppresso, ma tranquillo non era;
De in quel volto (dicasi per sua gloria)
Si vedeva la battaglia, e la vittoria.

Vitellia:
(Eppur forse con me,
Quanto credei Tito ingrato non è.)
Sesto, sospendi d'eseguire i miei cenni;
Il colpo ancora non e maturo.

Sesto:
E tu non vuoi ch'io vegga!...
Ch'io mi lagni, oh crudele!...

Vitellia:
Or che vedesti? di che ti puoi lagnar?

Sesto:
Di nulla. Oh Dio!
Chi provo mai
Tormento eguale al mio.

N. 2 ARIA

Vitellia:
Deh se piacer mi vuoi,
Lascia i sospetti tuoi;
Non mi stancar con questo molesto dubitar.
Deh se piacer mi vuoi,
Lascia i sospetti tuoi;
Non mi stancar
Con questo molesto dubitar.
Chi ciecamente crede, impegna a serbar fede;
Impegna a serbar fede;
Chi sempre inganni aspetta
Aletta ad ingannar.
Deh se piacer mi vuoi,
Lascia i sospetti tuoi;
Chi ciecamente crede, impegna a serbar fede;
Chi sempre inganni aspetta aletta ad ingannar.

III Scena

Annius:
Amico, ecco il momento di rendermi felice.
All'amor mio Servilia promettesti.
Altro non manca che d'Augusto l'assenso.
Ora da luiimpetrarlo potresti.

Sesto:
Ogni tua brama, Annio, mlegge.
Impaziente anch'io
Questo nuovo legame, Annio, desto.

N. 3 Duettino

Annio e Sesto:
Deh prendi un dolce amplesso,
Amico mio fedel;
E ognor per me lo stesso
Ti serbi amico il ciel.

Sesto:
E ognor

Annio:
Per me

Sesto:
Lo stesso

Annio:
Ti serbi

Annio e Sesto:
Amico il ciel,
E ognor per me lo stesso
Ti serbi amico il ciel.
Amico il ciel, amico il ciel.

IV Scena

N. 4 Marcia

N. 5 Coro

Serbate, oh dèi custodi
Della romana sorte,
In Tito il giusto, il forte,
L'onor di nostra età.
Serbate, oh dèi custodi
Serbate, oh dèi custodi
Della romana sorte,
In Tito il giusto, il forte,
L'onor di nostra età.
Serbate, oh dèi custodi
Della romana sorte,
In Tito il giusto, il forte,
L'onor di nostra età.

Publius:
Te della patria il Padre oggi appella il senato:
E mai più giusto non fu
En' suoi decreti,
O invitto Augusto

Annio:
Nè padre sol,
Ma sei suo Nume tutelar.
Più che mortale giacché altrui ti dimostri
A' voti altrui comincia al avvezzarti.
Eccelso tempio ti destina il senato;
E là si vuole, che fra divini onori
Anche il Nume di Tito il Tebro adori.

Publius:
Quei tesori, che vedi,
Delle serve province annui tributi,
All'opera consacriam.
Tito, non sdegni
Questi del nostro amor pubblici segni.

Tito:
Romani, unico oggetto
É de' voti di Tito il vostro amore;
Ma il vostro amor non passi
Tanto i confini i suoi,
Che debbano arrossirne e
Tito, e voi.
Quegli offerti tesori
Non ricuso però.
Cambiarne solo l'uso pretendo.
Udite:
Oltre l'usato terribile
Il Vesevo ardenti fumi
Dalle fauci eruttò;
Scosse le rupi;
Riempie di ruine
I campi intorno, e le città vicine.
Le desolate genti fuggendo van;
Ma la miseria opprime
Quei che al foco avanzar.
Serva quell'oro di tanti affitti
A riparar lo scempio.
Questo, o Romani,
É fabbricarmi il tempio.

Annio:
O, vero Eroe!

Publius:
Quanto di te minori tutti i premi son mai,
Tutte le lodi!

Tito:
Basta, basta, oh miei fidi
Sesto a me s'avvicini;
Annio non parta.
Ogn'altro s'allontani.

Marcia.

Annio:
(Adesso, oh Sesto, parla per me.)

Sesto
Come, Signor,
Potesti la tua bella regina?...

Tito:
Ah, Sesto, amico, che terribil momento!
Io non credei...basta;
Ho vinto; parti.
Tolgasi adesso a Roma ogni sospetto
Di vederla mia sposa.
Una sua figlia vuol
Veder sul mio soglio,
A appargala convien.
Giacche l'amore scelse invano a miei lacci,
Io vo',
Che almeno l'amicizia li scelga.
Al tuo s'unisca,
Sesto, il cesareo sangue.
Oggi mia sposa sarà la tua germana.

Sesto:
Servilia!

Tito:
Appunto!.

Annio:
(Oh me infelice!)

Sesto:
(Oh Dei! Annio e perduto.)

Tito:
Udisti? che dici?
Non rispondi?

Sesto:
E chi potrebbe risponderti, Signor?
M'opprime a segno la tua bontà.
Che non ho cor... vorrei...

Annio:
(Sesto e in pena per me.)

Tito:
Spiegati.
Io tutto faro per tuo vantaggio.

Sesto:
(Ah si serva l'amico.)

Annio:
(Annio, coraggio.)

Sesto:
Tito...

Annio:
Augusto, conosco di Sesto il cor.
Fin dalla cuna insieme tenero amor
Ne strinse.
Ei di stesso modesto estimator,
Teme, che sembri sproporzionato il dono;
E non s'avvede ch'ogni distanza
Eguaglia Cesare il favor.
Ma tu consiglio da lui prender non dei.
Come potresti sposa elegger
Più degna dell'imperio, e di te?
Virtù, bellezza, tutto e in Servilia.
Io le conobbi in volto ch'era nata a regnar.
De'miei presagi l'adempimento e questo.

Sesto:
(Annio parla cosi?
Sogno, o son desto?)

Tito:
Ebben, recane a lei, Annio, tu la novella.
E tu mi siegui, amato Sesto;
E queste tue dubbiezze deponi.
Avrai tal parte tu ancor nel soglio,
E tanto t'innalzerò, che resterà ben poco
Dello spazio infinito,
Che frapposer gli Dei fra Sesto, e Tito.

Sesto:
Questo è troppo, O Signor.
Modera almeno,
Se ingrati non ci vuoi
Augusto, i benefici tuoi.

Tito:
Ma chè?
(Se mi niegate che beneficio io sia),
Che mi lasciate?

N. 6 Aria

Tito:
Del più sublime soglio
L'unico frutto e questo;
Tutto e tormento il resto, e tutto e servitù.
Tormento e servitù.
Tutto e tormento e servitù.
Che avrei,
Se ancor perdessi le sole ore felici,
Ch'ho nel giovar gli oppressi,
Nel sollevar gli amici;
Nel dispensar tesori al merto, e alla virtù?
Tesori al merto, e alla virtù?
Che avrei?
Del più sublime soglio
L'unico frutto e questo;
Tutto e tormento il resto, e tutto e servitù.
Tutto e tormento e servitù

V Scena

Annio:
Non ci pentiam.
D'un generoso amante era questo il dover.
Mio cor, deponi le tenerezze antiche;
E tua sovrana chi fu l'idolo tuo.
Cambiar conviene in rispetto l'amore.
Eccola.
Oh Dei!
Mai non parve si bella agli occhi miei.

Servilia:
Mio ben...

Annio:
Taci, Servilia.
Ora e delitto il chiamarmi cosi.

Servilia:
Perché?

Annio:
Ti scelse Cesare (che martir!)
Per sua consorte.
A te (morir mi sento!)
A te m'impose di recarne l'avviso, (O pena!)
Ed io...Io fui... (parlar non poso)
Augusta, addio!

Servilia:
Come? Fermati!
Io sposadi Cesare?
E perché?

Annio:
Perché non trova
Beltà, virtù, che sia
Più degna d'impero, anima...
Oh stelle! che dirò?
Lascia, Augusta, deh lasciami partir.

Servilia:
Cosi confusa abbandonarmi vuoi?
Spiegati; dimmi, come fu? Per qual via?...

Annio:
Mi perdo, s'io non parto, anima mia

N. 7 Duetto

Annio:
Ah perdona al primo affetto
Questo accento sconsigliato;
Colpa fu del labbro usato
A cosi chiamarti ognor.
A cosi chiamarti ognor.

Servilia:
Ah tu fosti il primo oggetto,
Che finor fedel' amai;
E tu l'ultimo sarai
Ch'abbia nido in questo cor.
Ch'abbia nido in questo cor.

Annio:
Cari accenti del mio bene!

Servilia:
Oh mia dolce, cara speme!

Servilia, Annio:
Più che ascolto i sensi tuoi,
In me cresce più l'ardor.
Più che ascolto i sensi tuoi,
In me cresce più l'ardor.
Quando un'alma e all'altra unita,
Qual piacer un cor risente!
Ah si tolga dalla vita
Tutto quel che non e amor.
Ah si tolga dalla vita
Tutto quel che non e amor.
Che non e amor.

VI Scena

Tito:
Che mi rechi in quel foglio?

Publius:
In nomi ei chiude
D'rei che osar con temerari accenti
De'Cesare gai spenti la memoria oltraggiar.

Tito:
Barbara inchiesta,
Che agli estini non giova,
E somministra mille strade alla frode
D'insidiar gl'innoncenti.

Publius:
Ma v'è, Signor, chi lacerate
Ardisce anche il tuo nome.

Tito:
E che perciò?
Se 'l mosse leggerezza;
Nol curo;
Se follia; Io compiango;
Se ragion; gli son grato!
E se in lui sono impeti di malizia;
Io gli perdono.

Publius:
Almen...

VII Scena

Servilia:
Di Tito al piè...

Tito:
Servilia! Augusta!

Servilia:
Ah Signor, si gran nome
Non darmi ancora.
Odimi prima.
Io deggio palesarti un arcan.

Tito:
Publio, ti scosta; ma non partir.

Servilia:
Che del cesareo alloro
Me fra tante più degne,
Generoso Monarca,
Inviti a parte, e dono tal,
Che destaria tumulto
Nel più stupido cor...Ma...

Tito:
Parla...

Servilia:
Il core, Signor, non e più mio.
Già da gran tempo
Annio me lo rapi.
Valor che basti,
Non ho per l'obliarlo.
Anche dal trono il solito sentiero
Farebbe a mio dispetto il mio pensiero.
So che oppormi è delitto
D'un Cesare le voler
Ma tutto, almeno, sia noto
Al mio sovrano;
Poi, se mi vuol sposa,
Ecco la mano.

Tito:
Grazie, o Numi del ciel.
Pur si ti ritrova chi s'avventuri
A dispiacer col vero.
Alla grandezza tua la propria pace
Annio pospone!
Tu ricusi un trono
Per essergli fedele!
Ed io dovrei turbar
Fiamme si belle!
Ah, non produce sentimenti si rei
Di Tito il core.
Sgombra ogni tema.
Lo voglio stringer nodo si degno,
E n'abbia poi cittadini la patria eguali a voi.

Servilia:
O Tito! O Augusto!
O vera delizia de' mortali!
Io non saprei come il grato mio cor...

Tito:
Se grata appieno esser mi vuoi,
Servilia, agli altri inspira il tuo candor.
Di pubblicar procura,
Che grato a me si rende,
Più del falso che piace, il ver che offende.

N. 8 Aria

Tito:
Ah, se fosse intorno al trono
Ogni cor così sincero!,
Non tormento un vasto impero,
Ma saria felicita.
Non dovrebbero i regnanti
Tollerar si grave affanno,
Per distinguer dall'inganno
L'insidiata verità...
Non dovrebbero tollerar si grave affanno,
Ah, se fosse intorno al trono
Ogni cor così sincero!,
Vasto impero,
Non tormento, ma saria felicita,
Felicita.

VIII Scena

Servilia:
Felice me!

Vitellia:
Posso alla mia sovrana
Offrir del mio rispetto i primi omaggi?
Posso adorar quel volto,
Per cui d'amor ferito, ha perduto
Il riposo il cor di Tito?

Servilia:
Non esser mecca irata;
Forse la regia destra
E a te serbata.

IX Scena

Vitellia:
Ancora mi schernisce?
Questo soffrir degg'io vergognoso disprezzo?
Ah, con qual fasto qui mi lascia costei!
Barbaro Tito, il parea
Dunque poco
Berenice antepormi?
Io dunque sono l'ultima de'viventi.
Ah, trema ingrato,
Trema d'avermi oddesa.
Oggi il tuo sangue...

Sesto:
Mia vita.

Vitellia:
Ebben, che rechi?
Il Campidoglio e acceso?
É' incenerito?
Lentulo dove sta?
Tito e punito?

Sesto:
Nulla intrapresi ancor.

Vitellia:
Nulla!
E si franco mi torni innanzi?
E con qual merto ardisci
Di chiamarmi tua vita?

Sesto:
E' tuo comando
Il sospender il colpo.

Vitellia:
E non udisti i miei novelli oltraggi?
Un altro cenno aspetti ancor?
----
----
Dimmi,
Come pretende,
Se così poco i miei pensieri intendi?

Sesto:
Sa una ragion
Potesse almen giutificarmi?

Vitellia:
Una ragione! mille n'avrai,
Qualunque sia l'affetto,
Sa cui prenda il tuo cor regola, e moto.
E' la gloria il tuo voto?
Io ti propongo la patria a liberar.
Sei d'un illustre
Ambizione capace?
Eccoti aperta una strada all'impero.
Renderti fortunato puo la mia mano?
Corri, mi vendica,
E son tua.
D'altri stimoli hai d'uopo?
Sappi che Tito amai,
Che del mio cor l'acquisto ei t'impedi;
Che, se rimane in vita,
Si può pentir;
Ch'io ritornar potrei
(Non mi fido di me)
Forse, ad amarlo,
Or va,
Se non ti muove desio di gloria,
Ambizione, amore,
Se tolleri un rivale,
Che usurpò, che contrasta,
Che involarti potrai gli affetti miei,
Degli uomini il più vil dirò che sei.

Sesto:
Quante vie d'assalirmi!
Basta, basta non più,
Già m'inspirasti, Vitellia, il tuo furor.
Arder vedrai fra poco il Campidoglio,
E quest'acciaro nel sen di Tito...
(Ah, sommi Dei!
Qual gelo mi ricerca le vene...)

Vitellia:
De or che pensi?

Sesto:
Ah, Vitellia!

Vitellia:
Il previdi,
Tu pentito già sei

Sesto:
Non sono pentito, ma...

Vitellia:
Non stancarmi più,
Conosco, ingrato, che amor non hai per me.
Folle, ch'io fui!
Già ti credea;
Già mi piacevi
E, quasi, cominciavo ad amarti.
Agli occhi miei involati per sempre
E scordati di me.

Sesto:
Fermati, io cedo.
Io già volo a servirti.

Vitellia:
Eh, non ti credo;
M'ingannerai di nuovo.
In mezzo all'opra, ricorderai...

Sesto:
No; mi punisca amore,
Se penso ad ingannarti.

Vitellia:
Dunque corri; che fai?
Perché non parti?

N. 9 Aria

Sesto:
Parto, parto, ma tu ben mio,
Meco ritorna in pace;
Meco ritorna in pace;
Sarò qual più ti piace;
Sarò qual più ti piace;
Quel che vorrai farò.
Che vorrai farò.
Parto, parto, ma tu ben mio,
Meco ritorna in pace;
Sarò qual più ti piace;
Quel che vorrai farò.
Sarò qual più ti piace;
Che vorrai farò.
Che vorrai farò.
Guardami, e tutto oblio,
E a vendicarti io volo;
E a vendicarti io volo;
A questo sguardo solo
Da me si penserà.
Parto,
Ma tu...
Meco ritorna in pace;
Sarò qual più ti piace;
Quel che vorrai farò.
Quel che vorrai farò.
Guardami, Guardami!
A questo sguardo
Da me si penserà.
Guardami, e tutto oblio,
E a vendicarti io volo;
Ah qual poter, oh Dei!
Donaste alla beltà.
Alla beltà,
Ah qual poter, oh Dei!
Donaste alla beltà.
Donaste alla beltà.

X Scena

Vitellia:
Vedrai, Tito, vedrai, che alfin
Si vile questo volto non e.
Basta a sedurti gli amici almen,
Se ad invaghirti e poco.
Ti pentirai...

Publius:
Tu qui, Vitellia?
Ah corri, va Tito alle tue stanze.

Annio:
Vitellia, il passo affretta,
Cesare di te cerca.

Vitellia:
Cesare!

Publius:
Ancor nol sai?
Sua consorte t'elesse.

Annio:
Tu sei la nostra Augusta;
E il primo omaggio già da noi ti si rende

Publius:
Ah, principessa, andiam; Cesare attende.

N. 10-12 Terzetto, Recitativo accompagnato,
Quintetto con coro

N. 10 Terzetto

Vitellia:
Vengo...
Aspettate...
Sesto!...
Ahimè!...
Sesto!...e partito?...
Oh sdegno mio funesto! Oh insano mio furor!
Che angustia, che tormento!
Io gelo, oh Dio! d'orror.

Annio, Publius:
Oh come un gran contento,

Vitellia:
O sdegno mio funesto!

Annio, Publius:
Come confonde un cor...

Vitellia:
O insano mio furor!...

Annio, Publius:
Come confonde un cor...

Vitellia:
Che angustia

Annio, Publius:
Oh come un gran contento,

Vitellia:
Che tormento,

Annio, Publius:
Come confonde un cor...

Vitellia:
Che tormento,

Annio, Publius:
Oh come un gran contento,

Vitellia:
Io gelo,

Annio, Publius:
Come confonde

Vitellia:
Oh Dio!

Annio, Publius:
Come confonde

Vitellia:
Io gelo, oh Dio!

Annio, Publius:
Come confonde

Vitellia:
Io gelo,

Annio, Publius:
Come confonde un cor...

Vitellia:
Oh Dio! d'orror.

Vitellia:
Vengo...aspettate...Sesto!...Ahimè!...

Annio, Publius:
Oh come un gran contento,

Vitellia:
Oh sdegno mio funesto,

Annio, Publius:
Come confonde un cor...

Vitellia:
Oh insano mio furor,

Annio, Publius:
Come confonde un cor...

Vitellia:
Che angustia,

Annio, Publius:
Oh come un gran contento,

Vitellia:
Che tormento,

Annio, Publius:
Come confonde un cor...

Vitellia:
Che tormento!

Annio, Publius:
Oh come un gran contento,

Vitellia:
Io gelo,

Annio, Publius:
Come confonde

Vitellia:
Oh Dio,

Annio, Publius:
Come confonde

Vitellia:
Oh Dio,

Annio, Publius:
Come confonde

Vitellia:
Io gelo, oh Dio,

Annio, Publius:
Come confonde

Vitellia:
Io gelo, oh Dio,

Annio, Publius:
Come confonde un cor...

Vitellia:
D'orror, Io gelo,

Annio, Publius:
Come confonde

Vitellia:
Io gelo,

Annio, Publius:
Come confonde

Vitellia:
Io gelo, oh Dio,

Annio
Come confonde un cor...

Vitellia:
D'orror, Io gelo,

Annio
Come confonde

Vitellia:
Io gelo,

Annio
Come confonde

Vitellia:
Io gelo, oh Dio,

Annio
Come confonde un cor...

Vitellia:
D'orror,

Annio, Publius:
Come confonde un cor!

Vitellia:
Io gelo, oh Dio! D'orror!

N. 11 Recitativo accompagnato

Sesto:
Oh Dei, che smania e questa,
Che tumulto ho nel cor!
Palpito, agghiaccio, m'incammino, m'arresto;
Ogn'aura, ogn'ombra mi fa tremare.
Io non credea, che fosse si difficile impresa
Esser malvagio.
Ma compirla convien.
Almen si vada con valor e perir.
Valore? E come può averne un traditor?
Sesto infelice! tu traditor!
Che orribil nome!
Eppure t'affretti a meritarlo.
E chi tradisci?
Il più grande, il più giusto,
Il più clemente
Principe della terra, a cui tu devi quanto puoi,
Quanto sei.
Bella mercede gli rendi in vero.
Ei t'innalzo per fati il
Carnefice suo.
M'inghiotta il suolo
Prima ch'io tal divenga.
Ah non ho core, Vitellia,
A secondar gli sdegni tuoi.
Morrei prima del colpo in faccia a lui.
S'impedisca...ma come?
Arde già il Campidoglio!
Un gran tumulto io sento d'armi,
E d'armati:
Ahi! tardo il pentimento.

12. Quintetto con coro

Sesto:
Deh, conservate, oh Dei,
A Roma il suo splendor,
O almeno i giorni miei
Coi suoi troncate ancor,
Coi suoi troncate ancor.

Annio:
Amico, dove vai?

Sesto:
Io vado, io vado...
Io saprai. Oh Dio,
Per mio rossor

Annio:
Io Sesto non intendo...
Ma qui Servilia viene.

Servilia:
Ah che tumulto orrendo!

Annio:
Fuggi di qua mio bene.

Servilia:
Si teme che l'incendio
Non sia dal caso nato,
Ma con peggior disegno
Ad arte suscitato.

Publio:
Vin Roma una congiura, Per Tito
Ahimè pavento;
Di questo tradimento chi mai sarà l'autor.?

Servilia, Annio, Publio:
Le grida ahimè ch'io sento
Mi fan gelar d'orror.

Vitellia:
Chi per pietade oh Dio!
M'addita dovSesto?
In odio a me son' io
Ed ho di me terror,
Ed ho di me terror.

Servilia, Annio, Publio:
Di questo tradimento chi mai sarà l'autor.
Le grida ahimè ch'io sento

Vitellia:
Le grida ahimè ch'io sento

Servilia, Annio, Publio:
Mi fan gelar d'orror.

Vitellia:
Mi fan gelar d'orror.

Sesto:
(Ah dove mai m'ascondo?
Ah dove mai m'ascondo?
Apriti, oh terra, inghiottimi,
E nel tuo sen profondo
Rinserra un traditor.)

Vitellia:
Sesto!

Sesto:
Da me che vuoi?

Vitellia:
Quai sguardi vibri intorno?

Sesto:
Mi fa terror il giorno.

Vitellia:
¡Tito!

Sesto:
La nobil alma versò dal sen trafitto!

Servilia, Annio, Publio:
Qual destra rea macchiarsi
Poté d'un tal delitto?

Sesto:
Fu l'uom più scellerato,
L'orror della natura, fu... fu...

Vitellia:
Taci forsennato, deh non ti palesar.

Tutti:
Ah! dunque l'astro e spento,
E spento di pace apportator.

Coro:
Oh nero tradimento! Oh giorno di dolor!

Tutti:
Oh nero tradimento!

Coro:
Oh giorno di dolor!

Vitellia:
Oh giorno di dolor!

Tutti:
Oh giorno di dolor!

Coro:
Tradimento!

Tutti:
Oh nero tradimento!

Coro:
Tradimento!

Tutti:
Oh giorno di dolor!

Coro:
Oh nero tradimento! Oh giorno di dolor!
Oh nero tradimento! Oh giorno di dolor!

Tutti:
Tradimento!

Coro:
Tradimento!

Tutti:
Tradimento!

Coro:
Tradimento!

Tutti:
Oh giorno di dolor! dolor! dolor!

ATTO SECONDO

I Scena

Annio:
Sesto, come tu credi, Augusto
Non peri.
Calma il tuo duolo;
In questo punto ei torna
Illeso dal tumulto.

Sesto:
Eh! tu m'inganni....
Io stesso lo mirai cader
Trafitto da scellerato acciaro.

Annio:
Dove?

Sesto:
Nel varco angusto, onde
Si ascende quinci presso al Tarpeo.

Annio:
No, travedesti.
Tra il fumo, e tra il tumulto
Altri Tito ti parve.

Sesto:
Altri!
E chi mai delle cesaree vesti
Ardirebbe adornarsi?
Il sacro alloro, l'augusto ammanto...

Annio:
Ogni argomento e vano,
Vive Tito, ed e illeso.
In questo istante io da, lui mi divido

Sesto:
Oh Dei pietosi!
Oh caro prence!
Oh dolce amico!
Ah, lascia che a questo sen...
Ma non m'inganni?

Annio:
Io merto si poca fè?
Dunque tu stesso a lui corri,
E 'l vedrai.

Sesto:
Ch'io mi presenti a Tito
Dopo averlo tradito?

Annio:
Tu la tradisti?

Sesto:
Io del tumulto, io sono il primo autor.

Annio:
Come? perché?

Sesto:
Non posso dirti di più.

Annio:
Sesto è infedele!

Sesto:
Amico, m'ha perduto un instante.
Addio!
M'involo alla patria per sempre.
Ricordati di me.
Tito difendi da nuove insidie.
Io vo ramingo,
Afflitto, a pianger fra le selve
Il mio delitto.

Annio:
Fermati;
Oh Dei! pensiamo...
Incolpa molti di questo incendio il caso;
E la congiura non è certa finora...

Sesto:
Ebben, chè vuoi?

Annio:
Che tu non parta ancora.

N. 13 Aria

Annio:
Torna di Tito a lato;
Torna, torna,
Torna e l'error passato
Con replicate emenda prove di fedeltà.
Torna, torna,
Torna e l'error passato
Con replicate emenda prove di fedeltà.
Torna, torna,
L'acerbo tuo dolore w segno manifesto,
Che di virtù nel core l'immagine ti sta,
Che di virtù nel core l'immagine ti sta.
Torna, torna, torna,
Torna di Tito a lato;
Torna di Tito a lato;
E l'error passato
Con replicate emenda
Prove di fedeltà.
Torna, torna!

II Scena

Sesto:
Partir deggio, o restar?
Io non ho mente
Per distinguer consigli.

Vitellia:
Sesto, fuggi,
Conserva la tua vita, e 'l mio onor.
Tu sei perduto,
Se alcun ti scopre,
E se scoperto sei,
Pubblico e il mio segreto.

Sesto:
In questo seno sepolto resterà.
Nessuno il seppe,
Tacendolo, morrò.

Vitellia:
Mi fiderei
Se minor tenerezza per Tito in te vedessi.
Il suo rigore non temo già;
La sua clemenza io temo. Questa ti vincerà.

III Scena

Publio:
Sesto!

Sesto:
Che chiedi?

Publio:
La tua spada.

Sesto:
E perché?

Publio:
Colui, che cinto delle spoglie regali
Aglio occhi tuoi cadde trafitto al suolo,
Ed ingannato dalla apparenza
Tu credesti Tito,
Era Lentulo.
Il colpo la vita a lui non tolse;
Il resto intendi.
Vieni.

Vitellia:
(Oh colpo fatale!)

Sesto:
Al fin, tiranna...

Publio:
Sesto,
Partir conviene.
E già raccolto
Per udirti il senato;
E non poss'io
Differir di condurti.

Sesto:
Ingrata, addio!

IV Scena

N. 14 Terzetto

Sesto:
Se al volto mai ti senti
Lieve aura che s'aggiri,
Gli estremi miei sospiri quell'alito sarà.
Gli estremi miei sospiri quell'alito sarà.

Vitellia:
Per me vien tratto a morte:
Ah dove mai s'ascondo!
Fra poco noto al mondo
Il fallo mio sarà.
Fra poco noto al mondo
Il fallo mio sarà.

Publio:
Vieni...

Sesto:
Ti seguo...addio!

Vitellia:
Senti...mi perdo...Oh Dio!

Publius:
Vieni...

Vitellia:
Oh Dio!

Publio:
Vieni...

Sesto:
Ti seguo...

Publio:
Vieni...

Vitellia:
Che crudeltà!

Sesto:
Rammenta chi t'adora
In questo stato ancora.
Mercede al mio dolore
Sia almeno la tua pietà;
Sia almeno la tua pietà;
Sia almeno la tua pietà.

Vitellia:
Mi laceran il core rimorso, orror, spavento!

Publio:
L'acerbo amaro pianto,

Vitellia:
Quel che nell'alma io sento

Publio:
Che da' suoi lumi piove,

Vitellia:
Di duol morir mi fa...

Publio:
L'anima mi commove,

Vitellia:
Morir

Publio:
Mi commove

Vitellia:
Mi fa...

Publio:
Commove

Sesto:
Rammenta chi t'adora...

Vitellia:
Mi laceran il core.

Publio:
L'acerbo pianto.

Sesto:
In questo stato ancora.

Vitellia:
Rimorso, orror, spavento

Publio:
Mi commove,

Sesto:
Rammenta

Vitellia:
O dio! Quel che nell'alma

Publio:
Ma vana e la pietà!

Sesto:
Addio!

Vitellia:
Io sento

Publio:
Ma vana

Vitellia:
Morir mi fa...

Publio:
Ma vana e la pietà! Vieni! Vieni!

Vitellia:
Che crudeltà!

Sesto:
Rammenta chi t'adora...

Vitellia:
Mi laceran il core

Publio:
L'acerbo amaro pianto,

Sesto:
Rammenta chi t'adora...

Vitellia:
Rimorso, orror, spavento

Publio:
Che da' suoi lumi piove,

Sesto:
In questo stato ancora.

Vitellia:
Quel che nell'alma io sento

Publio:
L'anima mi commove,

Sesto:
Mercede al mio dolore

Vitellia:
Di duol morir mi fa...

Publio:
Ma vana e la pietà!

Sesto:
Sia almeno la tua pietà;

Vitellia:
Di duol

Publio:
Ma

Sesto:
Sia almeno la tua pietà;

Vitellia:
Morir mi fa...

Publio:
Vana e la pietà!

Vitellia:
Di duol

Publio:
Ma vana

Sesto:
La tua pietà;

Vitellia:
Morir mi fa...

Publio:
E la pietà!

Publio:
Vieni!

Sesto:
Addio!

Vitellia:
O dio!

Publio:
Vieni!

Sesto:
Addio!

Vitellia:
O dio!

Sesto:
Mi laceran il core

Publio:
Vieni!

Vitellia:
Mi laceran il core

Sesto:
Rimorso, orror, spavento

Publio:
Vieni!

Vitellia:
Rimorso, orror, spavento

Sesto:
Quel che nell'alma io sento

Publio:
Vieni!

Vitellia:
Quel che nell'alma io sento

Sesto:
Di duol

Publio:
Ma vana

Vitellia:
Di duol

Sesto:
Morir mi fa...

Publio:
E la pietà!

Vitellia:
Morir mi fa...

Publio:
Ma vana

Sesto:
Di duol morir mi fa...

Publio:
E la pietà!

Vitellia:
Morir mi fa...

Publio:
Vieni! Vieni!

Vitellia, Sesto:
Che crudeltà, che crudeltà!

V Scena

N. 15 Coro

Coro:
Ah grazie si rendano al sommo fattor,
Che in Tito de trono salvo lo splendor.
Che in Tito de trono salvo lo splendor.
Salvo lo splendor, salvo lo splendor.

Tito:
Ah no, sventurato non sono cotanto,
Se in Roma il mio fato si trova compianto,
Se voti par Tito si formano ancor,
Se voti par Tito si formano ancor.

Coro:
Ah grazie si rendano al sommo fattor,
Che in Tito de trono salvo lo splendor.
Che in Tito de trono salvo lo splendor.
Salvo lo splendor, salvo lo splendor.

Publio:
Già de' pubblici giuochi, Signor,
L'ora trascorre,
Il di solenne, sai che
Non soffre il trascurargli.
È tutto colà d'intorno alla festiva arena
Il popolo raccolto;
E non s'attende
Che la presenza tua.
Ciascun sospira dopo il noto periglio
Di rivederti salvo.
Alla tua Roma non differir
Si bel contento.

Tito:
Andremo, Publio, fra poco.
Io non avrei riposo,
Se di Sesto il destino
Pria non sapessi.
Avrà il Senato omai
Le sue discolpe udite;
Avrà scoperto, vedrai,
Ch'egli e innocente;
E non dovrebbe tardar molto l'avviso.

Publio:
Ah, troppo chiaro Lentulo favellò!

Tito:
Lentulo forse cerca al fallo un compagno
Per averlo al perdono.
Ei non ignora
Quanto Sesto mcaro.
Arte comune questa è de'rei.
Pur dal Senato ancora non torna alcun!
Che mai sarà?
Va, chiedi che si fa, che si attende,
Io tutto voglio saper pria di partir.

Publio:
Vado, ma temo
Di non tornar nunzio felice.

Tito:
E puoi creder
Sesto infedele?
Io dal mio core
Il suo misuro ;
E un impossibil parmi
Ch'egli m'abbia tradito.

Publio:
Ma, Signor, non han tutti il cor di Tito.

N. 16 Aria

Publio:
Tardi s'avvede d'un tradimento
Chi mai di fede mancar non sa.
Un cor verace pieno d'onore
Non e portento se ogn'altro core
Crede incapace d'infedeltà,
D'infedeltà
Tardi s'avvede d'un tradimento
Chi mai di fede mancar non sa.
Tardi s'avvede d'un tradimento
Chi mai di fede mancar non sa.
Mancar non sa, mancar non sa.

VI Scena

Tito:
No, cosi scellerato
Il mio Sesto non credo.
Io l'ho veduto
Non sol fido de amico,
Me tenero per me.
Tanto cambiarsi un'alma non potrebbe.
Annio, che rechi?
L'innocenza di Sesto? Consolami!

Annio:
Signor! pietà per lui ad implorar io vengo.

VII Scena

Publio:
Cesare, nol diss'io.
Sesto e l'autore della trama crudel.

Tito:
Publio, ed e vero?

Publio:
Purtroppo; ei di sua bocca tutto affermo.
Co' complici il senato
Alle fiere il condanna.
Ecco il decreto terribile, ma giusto;
Nè vi manca, o Signor,
Che il nome augusto.

Tito:
Onnipotenti Dei!

Annio:
Ah, pietoso, monarca...

Tito:
Annio, per ora lasciami in pace.

Publio:
Alla gran pompa unite
Sai che le genti omai...

Tito:
Lo so partite!

Annio:
Deh, perdona, s'io parlo in favor d'un insano
Dalla mia cara sposa egli e germano

N. 17 Aria

Annio:
Tu fosti tradito; ei degno e di morte,
Ma il core di Tito pur lascia sperar,
Ma il core di Tito pur lascia sperar,
Pur lascia sperar
Deh! prendi consiglio,
Signor, dal tuo core:
Il nostro dolore ti degna mirar.
Il nostro dolore, Il nostro dolore,
Ti degna mirar,
Ti degna mirar.
Tu fosti tradito; ei degno e di morte,
Ma il core di Tito pur lascia sperar,
Ma il core di Tito pur lascia sperar,
Pur lascia sperar
Deh! prendi consiglio,
Deh! prendi consiglio, Signor, dal tuo core:
Il nostro dolore ti degna mirar.
Il nostro dolore ti degna mirar.
Ti degna mirar,
Ti degna mirar!

VIII Scena

Tito:
Che orror! che tradimento!
Che nera infedeltà!
Fingersi amico!
Essermi sempre al fianco:
Ogni momento esiger dal mio core
Qualche prova d'amore;
E starmi intanto preparando la morte!
Ed io sospendo ancor la pena?
E la sentenza ancora non segno?
Ah si, lo scellerato morrà! Morrà?...
Ma senza udirlo
Mando Sesto a morir?
Si: già l'intese abbastanza il senato.
E s'egli avesse qualche arcano
A svelarmi?
(Olà!) S'ascolti,
A poi vada al supplizio.
(A me si guidi Sesto.)
E pur di chi regna infelice il destino!
A noi si nega ciò
Che a' più bassi è dato.
In mezzo al bosco quel villanel mendico,
A cui circonda ruvida lana il rozzo fianco,
A cui e mal fido riparo
Dall'ingiurie del ciel tugurio informe,
Placido i sonni dorme,
Passa tranquillo i di.
Molto non brama:
Sa chi l'odia, e chi l'ama:
Unito o solo torna sicuro
Alla foresta, al monte;
E vede il core ciascheduno in fronte.
Noi fra tante ricchezze
Sempre incerti viviam;
Che in faccia a noi la speranza, e il timore
Sulla fronte d'ognun trasforma il core.
Chi dall'infido amico...(Olà!)
...Chi mai questo temer dovea?

IX Scena

Tito:
Ma, Publio, ancora Sesto non viene?

Publio:
Ad eseguire il cenno già volaro i custodi

Tito:
Io non comprendo un si lungo tardar.

Publio:
Pochi momenti sono scorsi, o Signor.

Tito:
Vanne tu stesso; affrettalo.

Publio:
Ubbidisco...
I tuoi littori veggonsi comparir.
Sesto dovrebbe non molto esser lontano.
Eccolo.

Tito:
Ingrato!
All'udir che s'appressa, già mi parla
A suo pro
L'affetto antico.
Ma no; trovi il suo prence,
E non l'amico.

X Scena

N. 18 Terzetto

Sesto:
Quello di Tito e il volto?
Ah dove oh stelle!
É andata la sua dolcezza usata?
Or ei mi fa tremar,
Or ei mi fa tremar!

Tito:
Eterni Dei!
Di Sesto dunque il sembiante e questo?
O come può un delitto
Un volto trasformar!

Publio:
Mille diversi affetti In Tito guerra fanno.
S'ei prova un tale affanno,
Lo seguita ad amar.
O seguita ad amar.

Tito:
Avvicinati!

Sesto:
Oh! voce Che piombami sul core!.

Tito:
Non odi?

Sesto:
Di sudore Mi sento, o Dio, bagnar!

Tito:
Avvicinati!

Sesto:
O voce!

Tito:
Non odi?

Sesto:
O Dio!
Non può chi more
Di più penar,
Di più penar.

Tito, Publio:
Palpita il traditore,

Sesto:
O Dio! Non può chi more,

Tito, Publio:
Palpita il traditore,

Sesto:
Non può di più penar,

Titus, Publius:
Palpita il traditore,

Sesto:
Non può di più penar,

Titus, Publius:
Nè gli occhi ardisce alzar...

Sesto:
O Dio!

Titus, Publius:
Ardisce alzar...

Titus, Publius:
Palpita il traditore,

Sesto:
Non può chi more; O Dio!

Titus, Publius:
Palpita il traditore,

Sesto:
Non può, Non può, Non può,

Titus, Publius:
Nè gli occhi ardisce alzar...

Sesto:
Di più penar, non può, non può

Titus, Publius:
Nè gli occhi ardisce alzar...

Sesto:
Di più penar, no, no

Titus, Publius:
Palpita il traditore,

Sesto:
Non può

Titus, Publius:
Nè gli occhi ardisce alzar...

Sesto:
Di più penar, no, no

Titus, Publius:
Palpita il traditore,

Sesto:
Non può

Titus, Publius:
Nè gli occhi ardisce alzar...

Sesto:
Di più penar

Titus, Publius:
Palpita il traditore,

Sesto:
Di più penar

Titus, Publius:
Nè gli occhi ardisce alzar...

Sesto:
Di più penar

Tito:
(E pur mi fa pietà.)
Publio, custodi,
Lasciatemi con lui.

Sesto:
(No, di quel volto non ho costanza
A sostener l'impero.)

Tito:
Ah, Sesto, dunque e vero?
Dunque vuoi la mia morte?
In che t'offense il tuo Prence,
Il tuo Padre, il tuo Benefattor?
Se Tito Augusto hai potuto obliar,
Di Tito amico come non ti sovvenne?
Il premio è questo della tenera cura,
Ch'ebbi sempre di te?
Di chi fidarmi in avvenir porrò,
Se giunse, O Dei!
Anche Sesto a tradirmi?
E lo potesti?
E 'l cor te lo sofferse?

Sesto:
Ah, Tito, ah, mio clementissimo Prence,
Non più, non più;
Se tu veder potessi questo misero cor;
Spergiuro, ingrato,
Pur ti ferrei pietà.
Tutte ho sugli occhi, tutte le colpe mie;
Tutte rammento i benefici tuoi;
S'offrir non posso, nè l'idea di me stesso,
Ne la presenza tua.
Quel sacro volto, la voce tua,
La tua clemenza istessa
Diventò mio supplizio.
Affretta almeno,
Affretta il mio morir.
Toglimi presto questa vita infedel
Lascia ch'io versi,
Se pietoso esser vuoi,
Questo perfido sangue ai piedi tuoi.

Tito:
Sorgi, infelice.
(Il contenersi è pena
A quel tenero pianto.)
Or verdi
A quale lacrimevole statoun delitto riduce,
Una sfrenata
Avidità d'impero!
E che sperasti di trovar mai nel trono?
Il sommo forse d'ogni contento?
Ah, sconsigliato!
Osserva, quai frutti io en raccolgo,
E bramalo, se puoi.

Sesto:
No, questo brama non fu,
Che mi sedusse.

Tito:
Dunque che fu?

Sesto:
La debolezza mia, la mia fatalità!

Tito:
Più chiaro almeno spiegati.

Sesto:
O Dio! non posso.

Tito:
Odimi, o Sesto!;
Siam soli;
Il tuo sovrano non è presente.
Apri il tuo core a Tito;
Confidati all'amico:
Io ti prometto,
Che Augusto nol saprà.
Del tuo delitto di la prima cagion.
Cerchiamo insieme
Una via scusarti.
Io ne sarei
Forse di te più lieto.

Sesto:
Ah, la mia colpa non ha difesa.

Tito:
In contraccambio almeno
D'amicizia lo chiedo.
Io non celai
Alla tua fede
I più gelosi arcani:
Merito ben
Che Sesto mi fidi un suo segreto.

Sesto:
(Ecco una nuova specie di pena!
O dispiacere a Tito
O Vitellia accusar!

Tito:
Dubiti ancora?
Ma Sesto, mi ferisci
Nel più vivo del cor.
Vedi, che troppo tu l'amicizia
Oltraggi con questo diffidar.
Pensaci,
Appaga il mio giusto desio.

Sesto:
(Ma qual astro splendeva al nascer mio!)

Tito:
E taci? E non rispondi?
Ah, già che puoi
Tanto abusar di mia pietà.

Sesto:
Signore...sappi dunque...(che fo?)

Tito:
Siegui.

Sesto:
(Ma quando finirò di penar?)

Tito:
Parla una volta:
Che mi volevi dir?

Sesto:
Ch'io son l'oggetto dell'ira Dei;
Che la mia sorte non ho più forza a tollerar;
Ch'io stesso traditor mi confesso,
Empio mi chiamo;
Ch'io merito la morte, e ch'io la bramo.

Tito:
Sconoscente! e l'avrai.
Custodi, il reo
Toglietemi dinanzi!

Sesto:
Il bacio estremo su quella invita man!

Tito:
Parti; non e più tempo,
Or tuo giudice sono.

Sesto:
Ah, sia questo, Signor, l'ultimo dono.

N. 19 Rondò

Sesto:
Deh per questo istante solo
Ti ricorda il primo amor.
Chè morir mi fa di duolo
Il tuo sdegno il tuo rigor,
Il tuo sdegno il tuo rigor.
Di pietade indegno è vero,
Sol spirar io deggio orror,
Sol spirar io deggio orror.
Pur saresti men severo,
Se vedessi questo cor.
Pur saresti men severo,
Se vedessi questo cor,
Se vedessi questo cor,
Se vedessi questo cor.
Deh per questo istante,
Ti ricorda il primo amor.
Chè morir mi fa di duolo
Il tuo sdegno il tuo rigor,
Il tuo sdegno il tuo rigor.
Disperato vado a morte;
Ma il morir non mi spaventa;
Il pensiero mi tormenta
Che fui teco un traditor,
Che fui teco un traditor!
Tanto affanno soffre un core,
Ne si more di dolor!
Tanto affanno soffre un core,
Ne si more di dolor!
Di pietade indegno è vero,
Sol spirar io deggio orror,
Pur saresti men severo,
Se vedessi questo cor,
Pur saresti men severo,
Se vedessi questo cor!
Tanto affanno soffre un core,
Ne si more di dolor!
Tanto affanno soffre un core,
Ne si more di dolor, dolor!
Disperato vado a morte;
Ma il morir non mi spaventa;
Il pensiero mi tormenta
Che fui teco un traditor!
Tanto affanno soffre un core,
Ne si more di dolor,
Ne si more di dolor,
Ne si more di dolor,
Dolor
Dolor!

XI Scena

Tito:
Ove s'intese mai più
Contumace infedeltà?
Deggio alla mia negletta
Disprezzata clemenza una vendetta.
Vendetta!...Il cor di Tito tali
Sensi produce?...
Eh viva...
Invano parlan dunque le leggi?
Io, lor custode, l'eseguisco cosi?
Di Sesto amico non sa Tito scordarsi?...
Ogn'altro affetto d'amicizia,
E pietà taccia per ora.
Sesto e reo;
Sesto mora.
Eccoci aspersi di cittadino sangue,
E s'incomincia dal sangue d'un amico.
Or che diranno i posteri di noi?
Diran, che in Tito si stancò la clemenza,
Come in Silla, e in Augusto la crudeltà,
Che Tito era l'offeso, e che le proprie offese,
Senza ingiuria del giusto, ben poteva obliar.
Ma dunque faccio si gran forza al mio cor.
Ne almen sicuro sarò
Ch'altri l'approvi?
Ah, non si lasci il solito cammin...
Viva l'amico! benché infedele.
È se accusarmi
Il mondo vuolcpur di qualche errore,
M'accusi di pietà,
Non di rigore.

XII Scena

Tito:
Publio!

Publio:
Cesare!

Tito:
Andiamo al popolo, che attende.

Publio:
E Sesto?

Tito:
E Sesto, venga, all'arena ancor

Publio:
Dunque il suo fato?...

Tito:
Si, Publio, è già deciso.

Publio:
(O, sventurato!)

N. 20 Aria

Tito:
Se all'impero, amici Dei,
Necessario e un cor severo;
Necessario e un cor severo;
O togliete a me l'impero,
O a me date un altro cor.
Se all'impero, amici Dei,
Necessario e un cor severo;
O togliete a me l'impero,
O a me date un altro cor,
O a me date un altro cor, un altro cor.
O a me date un altro cor.
Se la fè de' regni miei
Con l'amor non assicuro,
Con l'amor non assicuro:
D'una fede non mi curo,
Che sia frutto del timor,
Che sia frutto del timor.
D'una fede non mi curo,
Che sia frutto del timor,
Se all'impero, amici Dei!
Necessario e un cor severo,
Necessario e un cor severo;
O togliete a me l'impero,
O a me date un altro cor,
Un altro cor,
O a me date un altro cor,
O a me date un altro cor,
Se all'impero, necessario e un cor severo;
O togliete a me l'impero,
O a me date un altro cor,

XIII Scena

Vitellia:
Publio, ascolta!

Publio:
Perdona,
Deggio a Cesare appresso andar.

Vitellia:
Dove?

Publio:
All'arena.

Vitellia:
E Sesto?

Publio:
Anch'esso.

Vitellia:
Dunque morrà?

Publio:
Purtroppo.

Vitellia:
(Ohimè!)
Con Tito Sesto ha parlato?

Publio:
E lungamente.

Vitellia:
E sai quel ch'ei dicesse?

Publio:
No; solo con lui restar Cesare volle;
Escluso io fui

XIV scena

Vitellia:
Non giova lusingarsi;
Sesto già mi scoperse.
A Publio istesso si conosce sul volto.
Ei non fu mai con me ritenuto.
Ei fugge; ei teme di restar meco.
Ah, secondato avessi gl'impulsi del mio cor.
Per tempo
A Tito dovea svelarmi,
E confessar l'errore.
Sempre in bocca
D'un reo che la detesta,
Scema d'orror la colpa.
Or questo ancora tardi saria.
Seppe il delitto
Augusto, e non da me.
Questa ragione istessa fa più grave...

Servilia:
Ah, Vitellia!

Annio:
Ah, principessa!

Servilia:
Il misero germano...

Annio:
Il caro amico....

Servilia:
...E condotto a morir!

Annio:
Fra poco in faccia
Di Roma spettatrice,
Delle fiere sarà pasto infelice.

Vitellia:
Ma che posso per lui?

Servilia:
Tutto, a' tuoi prieghi
Tito lo donerà.

Annio:
Non può negarlo alla novella Augusta.

Vitellia:
Annio, non sono Augusta ancor.

Annio:
Pria che tramonti il sole
Tito sarà tuo sposo.
Or, me presente,
Per le pompe festive il cenno ei diede.

Vitellia:
(Dunque Sesto ha taciuto!
O amore! O fede!)
Annio, Servilia, andiam.
(Ma dove corro
Così senza pensar?)
Partire, amici, vi seguirò.

Annio:
Ma se d'un tardo aiuto
Sesto fidar si dee,
Sesto è perduto

Servilia:
Andiam;
Quell'infelice t'ama
Più di sè stesso;
Avea fra il labbri sempre il tuo nome;
Impallidia qualora si parlava di te.
Tu piangi!

Vitellia:
Ah parti!

Servilia:
Ma tu perché restar?
Vitellia, ah parmi...

Vitellia:
Oh, Dei!
Parti, verrò; non tormentarmi.

21.-23. Aria, Recitativo, Aria

Servilia:
S'altro che lacrime per lui non tenti,
Tutto il tuo piangere non gioverà,
Tutto il tuo piangere non gioverà,
Non gioverà.
A questa inutile pietà che senti,
Oh quanto e simile la crudeltà,
La crudeltà!
S'altro che lacrime per lui non tenti,
Tutto il tuo piangere non gioverà,
Tutto il tuo piangere
Tutto il tuo piangere non gioverà,
Non gioverà,
Non gioverà.

N. 22 Recitativo accompagnato

Vitellia:
Ecco il punto, o Vitellia,
D'esaminar la tua costanza.
Avrai valor che basti
A rimirare esangue
Il tuo Sesto fedel?
Sesto, che t'ama
Più della vita sua?
Che per tua colpa divenne reo?
Che t'ubbidi crudele?
Che ingiusta t'adorò?
Che in faccia a morte si gran fede ti serba?
E tu frattanto non ignota a te stessa,
Andrai tranquilla al talamo d'Augusto?
Ah! Mi vedrei sempre Sesto d'intorno;
E l'aure, e i sassi temerei che loquaci
Mi scoprissero a Tito.
A' piedi suoi vadasi il tutto a palesar.
Si scemi il delitto di Sesto,
Se scusar non si può,
Col fallo mio.
D'impero e d'imenei, speranze, addio.

N. 23 Aria

Vitellia:
Non più di fiori vaghe catene
Discenda Imene ad intrecciar.
Stretta fra barbare aspre ritorte
Veggo la morte Ver me avanzar.
Veggo la morte Ver me avanzar.
Non più di fiori vaghe catene
Discenda Imene ad intrecciar.
Non più di fiori vaghe catene
Discenda Imene ad intrecciar.
Infelice! Qual orrore!
Ah! Di me che si dirà?
Che si dirà?
Chi vedesse il mio dolore,
Pur avria di me pietà!
Chi vedesse il mio dolore,
Pur avria di me pietà,
Pur avria di me pietà!
Non più di fiori vaghe catene
Discenda Imene ad intreccia!
Stretta fra barbare aspre ritorte
Veggo la morte Ver me avanzar.
Veggo la morte Ver me avanzar.
Infelice! Qual orrore!
Ah! Di me che si